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Che cosa resta del Coachella

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Con la performance regale di “Queen”  Beyoncè sono stati definitivamente riscritti i codici di quello che nasce come il festival di musica alternativo per antonomasia. Si può ancora parlare del “Free Spirit” del Coachella Music Festival nell’era dei social network??

 

Lo scorso weekend è stata inaugurata la diciannovesima edizione del festival musicale più glamour del mondo che oramai ,più che per la lineup musicale, viene seguito per via delle celebrities e delle aspiranti tali che si si recano numerose a sfoggiare look boho chic sul parterre californiano che prima dell’impetuoso successo dei social ha conosciuto meno riflettori ma probabilmente più rock’n roll.

Della prima edizione del 1999 non resta che un pallido ricordo; il palco del Coachella (il nome deriva probabilmente dal serpente simbolo di Città del Messico) ha ospitato nel corso degli anni i grandi nomi della scena musicale. Dal 2004 in poi è stato un susseguirsi di mostri sacri che hanno contribuito a creare l’appeal del festival attorno al quale è apparsa un’aura magnetica che giustifica il grandioso successo di oggi.

Tuttavia bisogna pur dire che il Coachella festival è sempre meno alternativo e più POP. Originariamente frugale e poco costoso, dava spazio ad artisti da ingaggi meno pretenziosi di quelli di oggi (ad esempio i Nine Inch Nails) ma conservava la vera essenza del “outdoor festival” e che sicuramente aveva più a che fare con dei look d’ispirazione hippie rispetto alle versioni instagrammate di oggi.

La regale e destabilizzante  esibizione di Beyoncé con le Destiny’s child  dello scorso sabato segna la perdita definitiva dei valori di base dell’evento. Senza nulla togliere allo show orchestrato in maniera perfetta dalla regina del pop (non ci aspettavamo niente di meno da Beyoncé), il dubbio di essere al posto giusto lo abbiamo avuto.
Probabilmente bisognerà abituarsi a questa remunerativa inversione di tendenza ma siamo certi che il vero fascino del Coachella resterà sempre con noi.


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