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COPENHAGEN FASHION SUMMIT 2018: A CHE PUNTO SIAMO CON LA MODA SOSTENIBILE?

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La sesta edizione dell’appuntamento dedicato al progresso dell’industria della moda etica e sostenibile si è focalizzata sui passi compiuti fino ad oggi e sul da farsi per il futuro. Obiettivo raggiunto o c’è ancora da fare?

 

Il Copenhagen Fashion Summit,  per chi non lo sapesse, nasce nel 2012 con l’intenzione di riunire differenti figure di riferimento del settore moda per il raggiungimento di un migliore impatto sociale ed ambientale di un’industria diventata la seconda più inquinante al mondo, dopo il petrolio.

In soli sei anni, l’appuntamento è diventato immancabile per gli attori del cambiamento che si prospetta possibile su molti fronti e attuabile a molti livelli. Il summit è organizzato dalla Global Fashion Agenda, iniziativa no-profit a capo della quale è  Eva Kruse , patrocinata dalla consorte del Principe di Danimarca: la Principessa Mary. All’appello hanno risposto molti professionisti della moda appartenenti ai più disparati segmenti del settore come designer, modelli, decision maker, buyer, giornalisti, accademici.

Eterogenei anche i livelli : fast fashion, lusso, distribuzione e produzione. I presentatori di quest’anno sono stati Amber Valletta e Tim Blanks, rispettivamente imprenditrice ed editor-at-large di BOF , tra i relatori ci sono stati  la designer Stella McCarney, Pamela Batty, vice presidente per la responsabilità sociale di Burberry, Sébastien Fabre CEO e co-founder di Vestiaire Collective, Eric Sprunk della Nike, le modelle Arizona Muse e Lily Cole.

Presenza importante è stata una rappresentanza del gruppo Kering, uno dei maggiori gruppi del lusso che annovera tra i suoi marchi più prestigiosi Gucci, Saint Laurent, Balenciaga, Bottega Veneta, Brioni, Alexander McQueen, Stella McCartney.

Il gruppo ha esposto la propria strategia volta alla sostenibilità sociale per il 2025, dando così la possibilità di approfondire questo importante aspetto che ha richiesto un focus sulle pari opportunità, sull’empowerment femminile e sul sostegno all’innovazione.

Il direttore generale per la sostenibilità, Marie Claire Daveu ha sottolineato la particolare attenzione che il gruppo mette nella promozione dei propri valori anche attraverso le fondazioni che ne fanno parte e che s’impegnano nella lotta alla violenza contro le donne ( vedi “Women in motion” presentata a Cannes e #metoo che porta alla luce gli abusi subiti dalle modelle durante i casting).

A prescindere dai riscontri positivi e dalle intenzioni di invertire la rotta per un cambiamento sostanziale, si è riscontrato, con l’aiuto del Boston Consulting group, una carenza di conoscenze a livello di piani di business sostenibili che possano tradurre “le parole in fatti”. Questo il messaggio fondamentale trasmesso durante tutta la durata dell’evento che si è tradotto con un vero e proprio programma di azione per le imprese che davvero intendono intraprendere la strada della sostenibilità.

Azioni mirate dunque per chi intende dare un futuro durevole alla propria azienda perché

 la  sostenibilità non è una tendenza passeggera.

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