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IN FAUX FUR WE TRUST

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Che le pellicce sintetiche o ecologiche che dir si voglia siano diventate così di moda è un chiaro segno di un’inversione di marcia da completare il prima possibile.  Insomma, che c’è di meglio di imitare la bellezza delle altre specie animali senza arrecare danno a quest’ultime? Lasciarsi ispirare dalla natura senza distruggerla in modo crudele ?

L’uso delle pelli e delle pellicce animali affonda le radici in tempi lontanissimi ma, tralasciando il tempo in cui questa pratica era ritenuta necessaria per la sopravvivenza, inizieremo un excursus relativamente recente cioè il regno di Carlo Magno.  Simbolo di regalità, potere e ricchezza, animali ritenuti nobili ornavano mantelli, abiti e corone reali, mentre pellicce di topi e bestie meno pregiate erano materiale per il popolo. Per molto tempo è stato così fino a quando, verso la metà dell’ottocento, la moda si appropria di questa consuetudine trasformandola appunto in moda.

Si sa che il lusso e l’avidità umana non hanno freni  inibitori quando si tratta di sfoggiare ed ostentare il più possibile i propri mezzi ; quindi si ricorre a qualsiasi espediente  che possa soddisfare ogni capriccio di annoiate e ricche “signore trofeo” , che trattano cagnolini di dubbia avvenenza come figli, ma che sono disposte a far scuoiare vive creature bellissime.

La pelliccia comincia ad essere lavorata per la confezione di pregiati capispalla e rapidamente compare anche in tutto il resto del guardaroba, diventando oggetto della fantasia dei couturier che la impiegheranno inutilmente anche per le collezioni estive.

Il simbolismo animale che viene attribuito all’uso delle pellicce è un chiaro riferimento alla natura primitiva dell’essere umano ed è fortemente legato al raggiungimento di uno status sociale.

La donna gioca a far “la preda” avvolta in pellicce di volpe e visone; basti pensare alle flapper girls dell’alta società degli anni venti, antesignane delle dive hollywoodiane degli anni ’50 (una certa Marylin vi dice niente?) , modello per tutte le piccolo borghesi disperate il cui unico scopo nella vita  era ricevere una bella pelliccia in dono dal marito .

Ecco qui un emblema  della società maschilista, capitalista e borghese. Anche gli uomini sono vittime  in prima persona del fascino della pelliccia e ne rafforzano , come se tutti gli animali appesi negli armadi delle rispettive signore non fosse bastato a chiarire il punto , il forte legame con il boom economico.

Negli anni ’70 la pelliccia segue la scia del cambiamento e viene declinata in stile bohémien per essere catapultata nell’esagerazione volgare degli anni ottanta.

Lo spreco e l’eccesso di questo periodo danno il via alle prime proteste in difesa dei diritti degli animali.

Al giorno d’oggi possiamo constatare la sovrapproduzione delle pellicce negli stock dei negozi vintage un ragionevole compromesso per chi non resiste al richiamo della natura ma si rende comunque conto che è necessario rispettarla.

Non dimentichiamo di inveire anche contro chi ancora si ostina a comprare “piumini” con ridicoli colli di pelliccia di dubbia provenienza.  Qualora fosse un tentativo di imitare Carlo Magno o il Re Leone in entrambi i casi non vi riesce e se vicino a voi c’è il vostro amico a quattro zampe chiedetegli se per caso il vostro giaccone  gli ricorda qualcuno che conosce(Oops! conosceva)

Siamo ormai nel 2018 e siamo perfettamente in grado di realizzare capi in materiali sintetici che soddisfano pienamente i desideri più disparati. La moda ci tiene ancora a soddisfare le disparità sociali quindi no-problem per chi vuole ancora usare la pelliccia con questo scopo, esistono infatti brand che producono pellicce ecologiche costose ( fatevi un favore però….compratevele da sole/i).

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