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TRA GENDERLESS E AVANT-GARDE: INTERVISTA AD ALESSANDRO TRINCONE

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Questa volta per la nostra sezione NEW EXCELLENCE abbiamo intervistato il designer italiano Alessandro Trincone, avanguardista che ci fornisce un esempio di riuscita trasposizione della filosofia no gender nella sua ultima collezione “Agendermi”. Conosciamolo meglio!

Chi è Alessandro Trincone? Parlaci un po’ del tuo percorso

Ciao Exnouvellence Magazine!

Sono Alessandro Trincone, ho 26 anni e sono originario di Napoli, ho studiato a Roma presso l’Università “Sapienza” dove ho frequentato il corso di studi “ Scienze della moda e del costume”. In seguito ho proseguito a Firenze con un master allo IED e al Polimoda, dove ho vinto una borsa di studio per” l’Osaka Bunka fashion college”.

In seguito, grazie alla realizzazione della mia collezione in Giappone ho vinto dei concorsi tra cui il Fashionclash Festival 2016, il Fashion Hall Berlin e il Vfiles Runway 7. Una delle più grandi soddisfazioni fin ora è stata la collaborazione con il rapper americano Young Thug che ha richiesto un mio modello per la copertina del suo album, oltre al fatto che nel 2017 è nato il mio brand.

Qual è il tuo concetto di genderless?

Significa esprimere se stessi, presentarsi in società senza dover per forza ostentare il proprio genere di appartenenza né il proprio orientamento. Essere a proprio agio scegliendo abiti in linea con la propria personalità, senza costrizioni. Questa evoluzione potrebbe essere un gran passo avanti verso l’abbandono di molti pregiudizi legati all’omosessualità.

Qual è la filosofia alla base del tuo processo creativo?

L’introspezione è senza dubbio alla base di ogni mia creazione. Analizzo le mie emozioni, lavoro sulla mia persona trasformando le mie stesse esperienze, in particolare quelle negative, in bellezza e creazione. Il mio lavoro si accompagna parallelamente alla mia crescita personale.

Oltre al tuo vissuto, hai altri riferimenti?

Sono una persona che guarda sempre avanti, preferisco ispirarmi a personalità che ho avuto modo di analizzare da vicino, se non conoscere di persona. La scena musicale è sicuramente quella da cui attingo di più (ho un debole per le pop star, mi piacerebbe vedere Sia con una mia creazione.)

 

Come vedi il futuro della moda da qui a dieci anni?

Ad essere sincero, il futuro della moda mi spaventa un po’. L’autenticità è un valore che si sta perdendo per colpa di una commercializzazione eccessiva e priva di qualità sia materiale sia concettuale. Spero in un’inversione di tendenza e spero anche di poterne fare parte.

 Il contributo importante che vorrei dare è alle persone; mi piacerebbe che coloro che hanno vissuto o che vivono ancora situazioni di sofferenza per via del loro essere, fossero ispirate dal mio lavoro e che trovino il coraggio di affrontare il mondo con sicurezza. Con questo faccio volutamente riferimento alla mia storia personale.

Quali sono i principali ostacoli di un designer emergente dei nostri tempi?

Le difficoltà sono innumerevoli; tutti sappiamo che il mondo della moda è molto complesso e richiede molte credenziali a partire da quelle economiche. Autofinanziarsi non è cosa da poco, non parliamo poi della competizione agguerrita. Ormai bisogna essere multitasking per farsi notare, i canali pubblicitari richiedono un’attenzione particolare, sempre più spesso i riflettori sono puntati in direzioni sbagliate.

Diventa sempre più difficile essere innovativi, la creatività da sola non basta.

Per concludere:
Progetti? Speranze?

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Vorrei veder decollare il mio brand, ho sempre sognato di lavorare per Dior e… vedremo cosa mi riserverà il futuro.

 

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