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MARLENE DIETRICH : LA BAD GIRL DEGLI ANNI ’30

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A 26 anni dalla sua scomparsa, l’immagine di Marlene Dietrich è indelebile e farà per sempre parte della storia del cinema non soltanto negli Stati Uniti. Dietro la Diva di Hollywood si nasconde, tuttavia, una Bad Girl libera e determinata che forse ha molto da insegnare alle “donne emancipate” di oggi.

 

Algida, carismatica e con quel tocco glamour da renderla iconica e irraggiungibile:  sto parlando di Marlene Dietrich, una delle dive più influenti del ‘900. Attrice, cantante, musa e amante, Marlene è stata tutto questo  e anche di più; il suo fascino glaciale ma al tempo stesso sensuale ha conquistato tutti. Sfidando i diktat dell’epoca, è stata la prima donna ad indossare i pantaloni sul set lanciando il ‘mood androgino’  che in seguito è stato ripreso da tante altre attrici. 

Nasce  a Schoenberg, in Germania nel 1901. La sua infanzia è molto difficile perchè dopo la prematura scomparsa del padre ( lei ha 5 anni) la madre si risposa, ma anche il secondo marito muore precocemente. Questi tragici eventi segnano la vita di Marlene essi costituiscono probabilmente il motivo che la spingerà sempre fra  le braccia di uomini dalla forte personalità come Billy Wilder, Ernest Hemingway, Gary Cooper,  Burt Lancaster,  Orson Welles,  Jean Gain ed Erich Maria Remarque.

Inizia a muovere i primi passi nella recitazione a 20 anni,ma la svolta alla carriera arriva nell’ottobre del 1929 con il film “L’angelo azzurro” diretto da Joseph von Sternberg, una figura che è stata fondamentale nella sua vita..

Per la prima volta un’attrice sfodera una nuova sensualità perversa, audace ma sempre elegante che conquista anche la critica d’oltreoceano.

 

Marlene diventa una Diva e per questo il regista Sternberg,  fiutando le sue grandi potenzialità cinematografiche, decide di curarle l’immagine: la mette a dieta ferrea e le fa asportare i 4 molari per donarle un aspetto ancora più drammatico.

La sua fama raggiunge l’America  e la casa di produzione Paramount ( che distribuiva negli States L’angelo azzurro) le offrì un contratto di 6 anni. Così la Dietrich decide di abbandonare la sua cara Germania, ormai sotto regime nazista alla volta degli Stati Uniti ed è proprio durante il viaggio che conosce Travis Banton, il costumista col quale collaborò sempre.

Da qui la sua carriera è tutta in ascesa: Marocco (1930), Disonorata (1931), Shanghai Express( 1932), Capriccio spagnolo (1935) sono alcune delle tante pellicole in cui recita, portandola a diventare una delle persone più ricche e popolari d’America

In poco tempo diventa una Diva di Hollywood che si distingue per il glamour e lo stile che l’accompagnano sempre;  non è un caso che una delle sue frasi più celebri sia ‘No Dior, No Dietrich’. Pronunciò questa frase  durante le trattative del film  ‘Stage Fright’ di Alfred Hitchock nel 1950: lei avrebbe recitato solo se i costumi fossero firmati da Christian Dior ( beh come biasimarla??!!).  

Una prerogativa fondamentale in tutti i film era che fosse lei a  decidere  sia gli abiti che i gioielli da indossare. 

Marlene amava follemente i gioielli e le pietre preziose; forse questa passione le è stata trasmessa dalla mamma  che aveva una gioielleria in una delle vie più glamour e importanti di Berlino. Era una vera e propria collezionista  di gioielli alcuni dei quali regalati dai numerosi amanti mentre altri li  commissionava a  maestri gioiellieri come Paul Flato e  VanCleef & Arpels. Uno dei più famosi è la spilla  a forma di rosa in platino e diamanti, ricevuta in dono da Joseph von Sternberg, che ha indossato in diverse pellicole quali  fra le quali Shangai Express (1932).

La devozione per quella nazione che tanto le dona è tanto forte che dopo 7 anni di permanenza ottiene la cittadinanza americana e durante la Seconda Guerra Mondiale  si offre di intrattenere le truppe  con spettacoli e canti in inglese; indimenticabile resta la sua interpretazione della canzone tedesca Lili Marlene  con indosso un’uniforme da lei creata.

 Nonostante ciò, la Dietrich non ha mai rinnegato le sue origini e spesso dichiara: “Grazie a Dio sono nata a Berlino” . Condannerà  tuttavia il III Reich  e rifiuterà il corteggiamento di Hitler, il quale l’avrebbe voluta come una delle rappresentanti ideali della “razza ariana”. 

 

Questi episodi influenzeranno il suo rapporto con i tedeschi, alcuni dei quali la ritenengono una traditrice della patria tanto che quando nel 1960 torna in Germania viene accolta con numerose proteste del tipo ‘ Marlene go home’. Quella sarà  l’ultima volta che metterà piede in Germania.  In una dichiarazione la diva affermerà di sentirsi in un certo senso responsabile per i crimini commessi da Hitler  perché ” se lei avesse accettato le avance del dittatore forse sarebbe riuscita a fargli cambiare idea e magari evitare il conflitto bellico“. 

La cravatta e il papillon sono  due accessori fondamentali, protagonisti del suo stile così curato quanto ‘ambiguo’. Ma  a reinventare la sua immagine hollywoodiana è stato anche il giusto make up:  è la Max Factor a studiare il trucco per valorizzarne i tratti.

Ombretto pesante, sopracciglia  disegnate e ciglia ben separate per ingrandirle lo sguardo insieme a zigomi pronunciati e bocca iper-sensuale con un rossetto scuro.  

 

 E i capelli?? Oltre a strati e strati di brillantina ( si, come quella di Grease) per definire le tipiche onde degli anni 30’ e 40’ pare che usasse spolverare letteralmente sulla chioma della polvere d’oro in modo che i capelli potessero catturare e riflettere  la luce ricreando il tipico alone luminoso che circonda sempre l’attrice nelle pellicole  donandole quell’effetto così misterioso e affascinante quasi aureo. 

Il suo amore per gli abiti maschili non si limitava  solo al cinema ma anche nella vita privata amava indossare completi, gilet e pantaloni  e ciò era interpretato anche come un chiaro segnale della sua bisessualità della quale non ne ha mai fatto un tabù; famoso  è stato  il party del 1935 al quale si presentò con indosso i panni di Leda ( Leda e il Cigno) e la sua accompagnatrice  vestiva in frac ( interpretando proprio la Dietrich).  L’evento fu considerato come un vero e proprio coming out

“Io vesto per l’immagine, non per me stessa, non per il pubblico, non per la moda, non per gli uomini” Marlene Dietrich

Alla fine degli anni 50’  la sua carriera si avvia al tramonto e nel 1975 dopo problemi di alcolismo e salute decide di ritirarsi dalle scene. L’ultima interpretazione sugli schermi è in Gigolò con David Bowie nel 1978.  Nel corso degli anni la sua salute si complica sempre di più tanto da finire su una sedia a rotelle.

Dopo una lunga depressione,Marlene si è spenta il 6 maggio del 1992, colta da un infarto mentre dormiva anche se le cause del decesso sono sempre state poco chiare. La sua segretaria Norma Bousquet nel 2002 ha dichiarato  che l’attrice si suicidò con una forte dose di sonniferi.

Nonostante gli alti e bassi della sua vita, Marlene Dietrich ha sempre mantenuto la sua immagine da DIVA, eterea e androgina, unica nel suo genere che  ha incarnato  l’ideale  femminile degli anni ’30 dando vita a un nuovo modello femminile, trasgressivo, audace, inarrivabile a tratti perverso.

Da molti la sua vita fu definita scandalosa perché  sebbene fosse sposata si concedeva tante scappatelle amorose sia con uomini che con donne senza alcun tipo di pudore, scatenando le chiacchiere e il gossip del tempo.   La sua popolarità personale ha sempre superato la qualità dei film e nonostante le tante interpetazioni e una nomination come miglior attrice per Marocco, non ha mai vinto un Oscar.

1932: Marlene Dietrich (1901 – 1992) as Madeline or Shanghai Lily in the film ‘Shanghai Express’, directed by Josef von Sternberg. Costumes by Travis Banton. (Photo by Don English/John Kobal Foundation/Getty Images)

Oggi come ieri è un’icona alla quale il mondo del cinema e della moda trae ispirazione e L’American Institute l’ha inserita al nono posto tra le star più importanti della storia del cinema.

 

di Francesca Tantillo

 

 

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