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SERGE GAINSBOURG: AMORE, VITA E SREGOLATEZZA

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 Tutti sanno chi era l’artista, pochi conoscevano realmente l’uomo. La sua musica è così complessa e profonda da chiedere uno studio accurato alla facoltà di musicologia dell’Università la Sorbonne di Parigi. Ritorno sulla vita del grande musicista, ultimo vero poeta maledetto, anche se lui poeta non si definì mai.

Lucien Ginsburg nasce il 2 Aprile del 1928 a Parigi da madre ucraina e padre ebreo di origini russe. Insieme alla sorella gemella Liliane, vince la sfida di un aborto non riuscito e il suo destino comincia a compiersi in una repentina scoperta dell’attitudine artistica. Il padre Joseph è un pianista e un liberale per cui l’educazione all’arte è di casa dai Ginsburg che vivono adottando completamente gli usi parigini, subendo però le conseguenze di essere ebrei negli anni della follia antisemita. Fortunatamente riescono a scappare e la fuga, insieme ad altri stratagemmi messi in atto, funzionano, la famiglia rientra a Parigi nel 1944.

Lucien (Lulu per i suoi cari) è ormai adolescente e la sua personalità  comincia a definirsi: timido, annoiato e sgraziato; la sua bruttezza non è temporanea né tipica dell’età ma è definitiva e decadente . La curiosa maniera in cui il volto di Lulu è disorganizzato ha dello charme.

Senza sapere ancora che quella stessa fisicità conquisterà donne bellissime, non riesce a rapportarsi in modo soddisfacente al sesso femminile e questo definirà quello che sarà poi il suo

atteggiamento misogino e contemporaneamente di dipendenza dalla figura femminile per il resto della vita.

L’evoluzione e la consapevolezza sono vicine; la scuola non è abbasta stimolante per lui e suo padre, conscio del talento del figlio, lo incoraggia a frequentare un istituto d’arte grazie al quale comincerà ad inserirsi nell’ambiente artistico parigino che in quegli anni era di certo il più ricco e il più elettrizzante .

Il periodo che segue è denso di scoperte per il giovane Lulu che frequentando artisti e modelle di atelier diventa sempre più consapevole e meno goffo; il fumo e l’alcol entrano prestissimo a far parte del repertorio dei vizi dell’artista e saranno sempre come dei segreti di bellezza per lui.

Sposa la modella Elizabeth Levitsky e divide gli ingaggi da pianista con il padre ma la condizione non è adeguata allo spirito edonista del giovane che ormai è pronto per il palcoscenico. Divorzia e cambia nome: Serge è un nome sofisticato al punto giusto e le origini russe sono appropriatamente suggerite, Gainsbourg rende omaggio al pittore inglese Gainsbourgh.

La complessità della sua musica ottiene un successo piuttosto lento  giustificato dalla difficoltà d’inquadrare il suo genere di appartenenza. È appunto questo il tratto distintivo di G;

l’impossibilità di attribuire univocità alle sue canzoni spinge l’ascoltatore più erudito a ricercare le infinite ispirazioni provenienti da una cultura eterogenea e autodidatta.

 

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L’album d’esordio è  “Du chante à la une” ed è difficile definirlo: Gainsbourg canta il cinismo, la disillusione, l’amore e il tradimento, l’ambiguità e la miseria umana con una nonchalance che gli appartiene. Irriverente e spontaneo va dal ritmo swing al jazz  più sofisticato, inscenando un romanticismo non troppo romantico e presentandosi al pubblico senza troppi formalismi.

Anche il cinema è sedotto dalla timida provocazione dello sguardo dolce e ambiguo del nostro artista che spesso finisce con essere la comparsa malvagia di molti film storici.

La rive gauche di Parigi è testimone della condotta esistenzialista e viziosa che scandisce la vita di G. che a questo punto acquisisce uno stile che non muterà più fino alla fine:

  • giacche, camicie e pantaloni inequivocabilmente seventies ed interamente in denim sono la mise tipica con la quale compare nei ritratti fotografici più famosi.
  • La variante è un doppiopetto gessato con maxibottoni, camicia chambray (tessuto spesso confuso con il denim, ma la cui tessitura differente gli conferisce una leggerezza importante che lo rende meno rigido) e pantaloni esclusivamente a zampa.

 Il blu navy e il nero sembrano essere gli unici colori disponibili tranne che per le scarpe solitamente bianche e di una sola ed importante griffe parigina famosa per essere il riferimento dei ballerini di tutto il mondo: Repetto .

Un’eleganza mista ad una sofisticata trascuratezza propria solo di chi coltiva un estetismo assoluto in segreto.

Il rapporto con le donne sarà sempre complicato a livello personale ma molte saranno quelle sedotte dall’unicità del timido ed insolente artista che ostenta misoginia e brama amore sincero, ogni volta sorpreso per le attenzioni rivoltegli.

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Juliette Gréco, Nico, Brigitte Bardot con la quale vivrà una passione travolgente che lo lascerà svuotato e sofferente, la sbagliatissima seconda moglie Beatrice fino ad arrivare a Jane Birkin, l’amore più importante. È il 1969 e il nostro eroe, sopravvissuto ad anni piuttosto intensi sia sentimentalmente che professionalmente , si trasferisce nell’hotel particulier di Rue  De Verneuil  e si dedica alla realizzazione di colonne sonore per il cinema.

Il regista Pierre Grimblat sta girando il suo film “Slogan” e chiede a Serge di esserne il protagonista e d’incidere la colonna sonora; la protagonista femminile è Jane Birkin. Il primo incontro è disastroso e non c’è ombra di una qualche intesa che lasci presagire il seguito. Dopo innumerevoli tentativi di avvicinamento falliti per via dell’atteggiamento ostile di Serge nei confronti della giovanissima ed innocente Jane, una sera ,durante una cena imposta dal regista ,i due ballano insieme e si guardano davvero per la prima volta; Inizia così la storia d’amore che affascinerà il mondo e che renderà l’inglese Birkin la parigina per antonomasia.

Manifesto della coppia diventa “Je t’aime, moi non plus”, scritta durante il delirio amoroso con la volubile Bardot e che con Jane assume le sfumature appropriate per raggiungere il successo censurato, scandaloso, lascivo, persino  scomunicato in Vaticano e così elegante . Nelle altre 10 canzoni dell’album Serge Gainsbourg/ Jane Birkin viene lasciato molto spazio viene lasciato a Jane ed è, come di consueto, un mix articolato e complesso di stili e riadattamenti raffinati.

Il 1970 è l’anno dell’amore, dei viaggi intorno al mondo, dei gesti sconsiderati, del gioco mondano; uno dei più grandi lavori di S.G., ufficialmente riconosciuto come uno dei massimi capolavori della musica leggera, vede la luce nel 1971 ed è Histoire de Melody Nelson. Per ogni brano verranno girati dei videoclip che saranno poi raccolti in un musical breve,” Melody”.

Negli anni successivi Serge si destreggia con la solita nonchalance tra il mancato consenso del pubblico seguito da un successo mediocre degli ultimi album; la nascita dell’amatissima figlia Charlotte non lo distoglie dal vizio prediletto: le sigarette. Quelle tanto chiacchierate ottanta Gitanes al giorno che nel 1973 gli regalano una crisi cardiaca che getta nel terrore la neomamma Jane non verranno mai messe in discussione; Comincia ad intravedersi l’inizio di una lenta ma inesorabile discesa verso la fine della libertà, dell’edonismo, del genio.

L’apparenza di uomo libero non è nient’altro che la ricerca disperata di un’approvazione artistica; il successo e la comprensione del pubblico non saranno mai soddisfacenti e il disinteresse messo in scena con la solita eleganza non basterà a contrastare lo spettro di una sofferenza profonda che lo consumerà tanto quanto la cirrosi epatica.

 

Il rapporto con Jane si trasforma ma non finirà mai davvero. L’affrontare temi sociali scomodi è la specialità di Serge che, scandalo dopo scandalo, si guadagna il titolo di artista più irriverente di Francia; l’apice viene raggiunto con “Lemon incest”, dichiarazione d’amore filiale per Charlotte , complesso testo su una base di Chopin che viene ritenuto eccessivamente ambiguo, riprovevole e deviato.

Neanche la nascita del figlio Lulu (lo chiamerà con il suo vero nome, Lucien), avuto dalla modella eurocinese Caroline Paulus in arte Bambou , riesce a redimere il vizio dell’alcol che ha ormai eretto una fortezza di solitudine di cui solo Jane ha le chiavi; il loro rapporto sarà l’unica ancora nei momenti di cieca  disperazione che avrà fine con la sua dipartita il 2 Marzo del 1991.

Ad oggi l’appartamento nell’hotel particulier al 5 bis di Rue De Verneuil è diventato un mausoleo voluto fortemente dalla figlia Charlotte che probabilmente lo trasformerà in un museo dal forte odore di Gitanes e profumo Van cleef e Arpels.

La Francia consegna la memoria d’oro al genio incompreso, mito amato di nascosto, troppo scomodo per un Paese perbenista che finge l’irriverenza e che vive di rassegnazione borghese.

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